HomeTerritorioDolomiti Friulane – Un’estate vitale e dinamica nel segno della natura

Dolomiti Friulane – Un’estate vitale e dinamica nel segno della natura

Dolomiti Friulane – Un’estate vitale e dinamica nel segno della natura

Immergersi in valli amene e selvagge circondati da cime maestose, trovarsi in un paradiso naturale incontaminato, ammirare panorami mozzafiato tra i più suggestivi delle Dolomiti: questi sono solo alcuni degli aspetti che fanno delle Dolomiti Friulane il territorio ideale per chi ama la natura ma anche la vita attiva, con le innumerevoli occasioni di pratiche sportive ed escursionistiche, adatte a ogni età e a ogni livello di preparazione.

Geotrekking riconoscere le rocce

Le rocce, i sassi e la conformazione dei giganti di pietra sono ricchi di storia e possono raccontare e mostrare i segreti più profondi della terra. La geologia interessa diversi siti all’interno del territorio del Parco Naturale Dolomiti Friulane con panorami e rocce differenti e che si raccontano. Tra le forre del Cellina e del Molassa, ad esempio, troviamo rocce levigate e scavate dall’acqua che si inerpicano alte e affascinanti. Anche sul Monte Dosàip le conformazioni sono molto particolari.

Ad Andreis le storie di pietra s’intensificano con il passaggio della faglia periadriatica. E a Claut le impronte fossili raccontano le passeggiate di un dinosauro antico. A Erto e Casso tra la vetta del Monte Borgà si nascondono, invece, libri giganti del tutto particolari: lastroni di pietra incastonati l’uno sopra l’altro, tra quelle righe ancora una volta la terra si racconta. Il geotrekking vi darà la possibilità di capire i vari tipi di rocce di uno dei più bei patrimoni dell’Umanità protetti dall’UNESCO.

Attività sportive e ricreative in ambiente

Ecoclimbing il gioco dell’arrampicata

È una simbiosi tra l’uomo e la natura che lo circonda. L’uomo, dunque, impara dalla natura e si muove nell’ambiente attraverso il privilegio di una capacità psico-motoria evoluta, imparando a interagire, cogliendo la consapevolezza di appartenere a un eco-sistema in evoluzione. ECO sta per: ecosistema, ecologia, natura, parco naturale;

CLIMBING sta per: facili e brevi arrampicate in sicurezza su falesie opportunamente attrezzate. Quando si parla di arrampicata è sicuramente riduttivo intenderla solamente come sport e ricreazione. Molte possono essere le valenze implicite a quest’attività: esplorazioni introspettive e valori filosofici, l’arrampicata favorisce, attraverso l’esperienza sensoriale, la riscoperta del proprio carattere e della propria personalità.

Ecocanyoning l’acquafan tra i monti

Una divertente disciplina per chi ama l’acqua, la roccia e i brividi. Un vero e proprio “acquafan” tra i monti: scivolate nell’acqua, salti a tuffo in gole strette e profonde, calate in corda doppia nei canyon rocciosi del Parco Naturale Dolomiti Friulane. Una piacevole formula con percorsi attrezzati per principianti che saranno seguiti dalle guide alpine passo dopo passo, da come indossare la muta acquatica fino alla gestione dei passaggi nell’acqua in totale sicurezza per dare spazio al divertimento. È come trovarsi in un parco acquatico, solamente circondati dalla roccia e dalle montagne.

Percorso coronamento Diga del Vajont

9 ottobre 1963… per non dimenticare

Il ricordo del Vajont amplifica la sua risonanza storica sui luoghi della memoria. Per non dimenticare la tragedia del 1963 si compiono visite guidate nelle zone più colpite, dove rimangono dei segni indelebili: oltre all’immensa frana, capitelli, chiesette, scheletri architettonici e impressionanti pavimenti di case antiche che ogni anno gli abitanti della valle puliscono dalle erbacce per farli riemergere insieme ai ricordi delle vite che lì ci abitavano. Le visite guidate brevi sono indicate per chi in poco tempo (40 minuti circa) vuole conoscere com’è nata la tragedia, i soprusi commessi fino agli ultimi attimi prima di quella tremenda notte. Gli informatori della memoria sono a disposizione per accompagnarvi sul luogo sacro del coronamento della diga, miracolosamente rimasta intatta. Chi ha tempo da dedicare e vuole approfondire la storia dell’intera vicenda ha la possibilità di prenotare una visita guidata lunga che, oltre al coronamento, vi farà conoscere i luoghi simbolo del disastro del Vajont – alcuni nascosti, altri segreti – dove entrare in punta di piedi. Assaporare la vita antica delle praterie che si affacciano ai paesi di Erto e di Casso, immaginare i lavori di un tempo, la semplicità delle serate intorno al fuoco. Vedere quello che resta del lago e il continuo lavoro della natura che sembra voler lenire queste cicatrici storiche facendo crescere piante, alberi e fiori preziosi sulle pendici del Monte Tóc e sulla frana. Luoghi di memoria che, insieme ai racconti delle Guide Naturalistiche delle Dolomiti Friulane, diventeranno metafore d’indignazione sulle quali riflettere per capire, per non dimenticare.

Riserva naturale Forra del Cellina

Chiare e trasparenti sono le acque che scorrono nella Forra del Cellina, un incredibile canyon formato da ripide rocce che precipitano verticalmente nel torrente dalle acque cristalline, tra quiete e bellezza della Riserva Naturale gestita dal Parco Naturale Dolomiti Friulane. La riserva interessa la parte più significativa della grande incisione che il torrente Cellina ha scavato negli strati calcarei fra Barcis, Andreis e Montereale Valcellina prima del suo sbocco nell’alta pianura pordenonese. L’aspetto geomorfologico è quello tipico di un grande canyon, il maggiore della regione e senz’altro uno dei più spettacolari in Italia. L’istituzione della Riserva permette di tutelare gli aspetti naturalistici e paesaggistici di una delle più belle incisioni vallive delle Alpi. Il territorio della Riserva si estende su una superficie di circa 304 ettari che comprende: il tronco superiore del canale di chiusa del torrente Cellina a valle della conca di Barcis, la stretta incisione del torrente Molassa, la parte più occidentale del bosco denominato Fara nel versante settentrionale del monte Fara (1342 metri slm) e una zona con ripide pareti rocciose nel versante settentrionale del monte I Cameroni (1470 metri slm) denominata I Pics. In queste aree prevalgono rocce carbonatiche (calcari) del periodo Cretacico. La Riserva comprende inoltre, più a nord, un territorio a morfologia ondulata, situato fra la borgata Molassa e località Ponte Antoi, in cui prevalgono rocce arenaceo-marnose, che prende il nome di località Dint. In località Ponte Antoi, a Barcis si trova il Centro visite della Riserva Forra del Cellina, aperto nei periodi di maggiore afflusso turistico della zona.

La vecchia strada della Val Cellina

Un percorso ricco di fascino in una delle più belle e spettacolari Riserve Naturali del Friuli Venezia Giulia. Le acque cristalline e i profondi canyon scavati nelle rocce rendono indimenticabile e incantevole questo tratto di strada che un tempo era l’unico collegamento della valle con la pianura. Oggi è meta di visitatori da ogni parte del mondo, curiosi di vedere con i propri occhi quei colori che si riflettono in un ambiente unico tra acqua, cielo e rocce. Proprio lungo questo vecchio tracciato, partendo dalla località Ponte Antoi, si trova il ponte tibetano, un emozionante percorso lungo 55 metri, in massima sicurezza con l’accompagnamento da parte di personale specializzato, che permette di attraversare la Forra del Cellina con una vista mozzafiato.

Area faunistica “Parulana” a Forni di Sopra

Da qualche tempo è accessibile al pubblico, a Forni di Sopra, l’area faunistica “Parulana”, realizzata dal Comune grazie anche a un contributo europeo del POR FESR 2007-2013, con l’obiettivo di ampliare l’ambito dell’offerta turistica locale.

Lo scopo della struttura, che ora occupa un’area di circa 5 ettari, è duplice: quello di ospitare, in un ambiente caratterizzato da un alto grado di naturalità e rendendole visibili al pubblico, alcune delle specie animali presenti in quelle montagne che altrimenti difficilmente sarebbero osservabili in natura; quello di avviare dei progetti di studio di specie a rischio, anche per la reintroduzione in natura di esemplari nati in cattività. A tutt’oggi sono presenti le quattro specie (cervi, volpi, linci e gufi reali) previste dal progetto originale, che nel suo sviluppo ipotizza nei prossimi anni di completare le strutture attrezzando l’area per altri animali, per far entrare di diritto l’area “Parulana” nel circuito delle strutture similari dell’arco alpino.

Photo Archivio Parco

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