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Status dell’orso nelle Alpi

Status dell’orso nelle Alpi

Animale grande e maestoso, vero e proprio “re” dei nostri boschi, l’orso è un simbolo della meravigliosa e misteriosa bellezza delle Alpi

Quasi scomparso dall’intera catena montuosa, oggi sta tornando ad abitare le foreste e i monti da cui lo avevamo scacciato: la convivenza tra uomini e orsi è infatti nuovamente possibile, ma il futuro della specie sulle Alpi dovrà necessariamente passare da una maggiore coscienza ecologica da parte dell’uomo, da un’efficace mitigazione dei conflitti e da una corretta educazione alle regole della convivenza e del rispetto reciproci.

Domande e risposte sugli orsi

Quanti orsi vivono nelle Alpi Centrali? Gli esemplari presenti nel 2015 sono circa 50 (tra 48 e 54: si tratta di una stima ottenuta sulla base del monitoraggio genetico effettuato sui campioni organici raccolti nel corso dell’anno): 23 adulti, 14 giovani e 11 cuccioli.

Qual è il trend della popolazione? Dopo 10 anni di incremento numerico, la popolazione di orsi ha smesso di crescere: il suo numero è pressoché stabile da 4 anni.

Quanti cuccioli sono nati? Nel 2015 sono state accertate 7 cucciolate, per un totale di 13 orsetti nati in Trentino. Dall’inizio del progetto di reintroduzione Life Ursus i cuccioli venuti alla luce sono ben 101 (48 eventi riproduttivi in 14 anni; in media 2,10 cuccioli per cucciolata).

Quanti orsi sono morti e perché? Sommando i 101 cuccioli ai 10 individui “fondatori” portati in Trentino dalla Slovenia nell’ambito del progetto di reintroduzione promosso dal Parco Adamello Brenta, mancano all’appello ben 60 orsi. Tra le cause di morte accertate vi sono valanghe, cadute, predazioni e uccisioni da parte di orsi maschi, ma anche azioni dell’uomo come avvelenamenti ed altri atti di bracconaggio, investimenti stradali e abbattimenti autorizzati. La maggior parte delle scomparse, come è ovvio, è tuttavia ancora ignota.

Quali sono le zone maggiormente frequentate? La core area, ossia la zona a maggiore densità di orsi, dove sono concentrate tutte le 21 femmine, è il Trentino occidentale, e in particolare le Dolomiti di Brenta e i gruppi montuosi circostanti. Gli orsi maschi, tuttavia, sono distribuiti su di un’area molto più grande, che comprende anche Lombardia, Alto Adige e, in subordine, Trentino orientale, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

È normale che gli orsi si spostino così tanto? Per un orso giovane, abbandonare il territorio di nascita e andare in dispersione è del tutto naturale: si tratta di un meccanismo
che permette lo scambio genetico e impedisce l’aumento eccessivo di esemplari in un’area. Negli ultimi 10 anni, 27 orsi (quasi tutti maschi) si sono spostati al di fuori del Trentino occidentale: molti sono morti, alcuni sono rientrati, 4 sono ancora fuori dal territorio provinciale. Per quanto riguarda le Dolomiti, finora si sono registrate solo presenze sporadiche, come ad esempio quella dell’orsa Vida che, nel 2001, ha vagato tutta l’estate tra i “monti pallidi”.

La presenza dell’orso si scontra con le attività umane? Gli orsi causano danni alle attività dell’uomo (soprattutto alla zootecnia e all’apicoltura), ma tali danni possono essere grandemente ridotti attraverso adeguate opere di prevenzione; l’amministrazione provinciale trentina inoltre risarcisce al 100% il valore materiale dei beni.

L’orso è un animale pericoloso? L’orso bruno che vive nei nostri boschi non è aggressivo: al contrario sono molteplici gli episodi e le situazioni documentate che fanno pensare a un animale dall’indole pacifica. Nonostante questo, se spaventato, l’orso è capace di gesti violenti e in casi molto rari di aggredire l’uomo: la sua aggressività è sempre legata alla paura nei
nostri confronti.

Filippo Zibordi

info:
http://biocenosi.dipbsf.uninsubria.it/atit/FAQ/index.html;
http://www.pnab.it/orso.html;

http://www.orso.provincia.tn.it/;
http://www.istituto-oikos.org/

L’Associazione Teriologica Italiana (ATIt) raggruppa i principali esperti, tecnici e ricercatori che si occupano dello studio e della conservazione dei Mammiferi in Italia.
Info: http://fauna.dipbsf.uninsubria.it/atit/

 

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