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Animali: sopravvivere d’inverno sulle Alpi 

Con l’arrivo dell’inverno, gli animali selvatici sono costretti a cambiare le loro abitudini per fronteggiare il freddo e la scarsità di cibo. I primi a dover correre ai ripari sono quelli che abitano in montagna, dato che in quota già in autunno può scendere la neve. 

– Letargo: sulle Alpi alcune specie cercano un nascondiglio in cui rifugiarsi e sprofondano in uno stato di inattività più o meno intensa fino al ritorno della bella stagione. In questo periodo la temperatura del loro corpo si abbassa, il cuore batte più lentamente e la respirazione rallenta; inoltre essi non hanno bisogno di nutrirsi perché utilizzano le riserve di cibo accumulate prima d’estate. È il caso della marmotta, dei pipistrelli, di molti roditori e rettili e dell’orso (anche se in questo caso, si tratta  propriamente di “ibernazione”).

– Muta e mimetismo: quasi tutti gli animali stanziali si preparano ad affrontare la stagione più dura dell’anno mediante una serie di espedienti, ad esempio rendendo più spessa la pelliccia o cambiando il colore del proprio corpo. La pernice bianca, l’ermellino e la lepre variabile, ad esempio, con l’arrivo dell’inverno si ritrovano immersi in un paesaggio completamente bianco: per evitare di essere avvistati, cambiano la colorazione estiva del corpo divenendo quasi completamente candidi, proprio come l’innevato ambiente circostante.

– Migrazione: tra i metodi che gli animali selvatici possiedono per fronteggiare l’inverno, c’è la possibilità di abbandonare le zone più fredde per recarsi in altre a clima più favorevole. Gli uccelli, potendo volare, sono gli animali più tipicamente migratori – tra le specie alpine migrano ad esempio molti rapaci – ma anche altri animali compiono regolari spostamenti per sopravvivere all’arrivo dell’inverno. È il caso del cervo, le cui popolazioni scendono d’inverno a quote più basse, stabilendosi nei boschi di fondovalle, e del camoscio che, oltre ad infoltire la propria pelliccia, abbandona le praterie alpine scendendo fino a 800-1000 m di altitudine, dove la copertura nevosa è meno continua ed è più facile trovare di che nutrirsi.

– Cambiamenti nelle abitudini di vita e nell’organizzazione sociale: c’è chi è cambia la propria dieta, chi ne approfitta per riprodursi, chi deve stare sempre in movimento e chi invece riduce la sua operosità. In qualsiasi caso, per tutti quegli animali che non hanno la possibilità di migrare né possono andare in letargo, l’inverno è il periodo più insidioso dell’anno. Per non soccombere, ogni essere vivente delle Alpi ha sviluppato una propria strategia: le volpi variano la loro dieta adeguandola alla disponibilità ambientale e dunque cacciando attivamente le prede nelle tane; tra gli stambecchi, i maschi raggiungono i territori delle femmine e combattono tra loro per conquistarle; gli scoiattoli riducono molto l’attività, abbandonando la tana solo per poco tempo ogni mattina.

L’inverno è un momento particolarmente problematico per la fauna: il disturbo provocato dall’uomo può costituire una causa indiretta di mortalità. Nel frequentare la montagna, ricordiamoci dunque di rispettare le esigenze e il bisogno di tranquillità degli animali.

Filippo Zibordi
Associazione Teriologica Italiana

credits:
Stambecco. Photo: Filippo Zibordi 

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