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Fauna e avifauna: fragili equilibri

Fauna e avifauna: fragili equilibri

Piante, farfalle, uccelli e mammiferi d’alta quota corrono il rischio di ridursi drasticamente a causa del cambiamento climatico. Non è necessario optare tra progresso e tutela ambientale. Esiste una terza strada.

Gli impatti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità sono stati dimostrati per tutti i continenti e su una gran varietà di specie. Molte specie infatti hanno mostrato recenti variazioni nella loro distribuzione o nella loro fenologia in risposta alle modifiche ambientali e climatiche. In particolare, sono stati rilevati spostamenti verso latitudini e/o altitudini superiori, mentre i cambiamenti fenologici riguardano ad esempio l’anticipo del periodo di fioritura di molte specie vegetali, dell’arrivo degli uccelli migratori in primavera o della data di deposizione delle uova. Lo studio degli effetti del clima sulla biodiversità e sugli ecosistemi è quindi divenuto uno degli argomenti di ricerca più frequentemente affrontati e molti lavori sono stati svolti o sono in corso per decifrare le relazioni tra specie e clima e prevedere le future risposte delle specie ai cambiamenti in atto e previsti.

Le Alpi rappresentano un contesto ambientale e geografico di particolare interesse in questo senso, in quanto stanno subendo un tasso di riscaldamento ben al di sopra della media globale. Negli ambienti montani, dove la distribuzione di molte specie è fortemente influenzata dalla temperatura, il riscaldamento in atto ha prodotto degli spostamenti altitudinali di piante, farfalle, uccelli, mammiferi e habitat nel loro insieme.

Per le numerose specie adattate a climi freddi, e in particolare per quelle che vivono negli ambienti d’alta quota o in altri habitat che rischiano di ridursi severamente a causa del cambiamento climatico, questi spostamenti altitudinali possono determinare una drastica riduzione delle aree a loro idonee. Questi effetti potranno avere conseguenze molto gravi sulla biodiversità delle aree montane nei prossimi decenni. A queste minacce, si accompagnano altre forti pressioni dovute alle attività antropiche in montagna.

La pernice bianca, lo spioncello, la civetta nana e la capogrosso sono tra gli uccelli più a rischio

I cambiamenti climatici rischiano quindi di causare un forte declino, ad esempio, per molte specie di uccelli che vivono sulle Alpi italiane. Fino ad ora rimangono comunque pochi gli studi sull’effetto dei cambiamenti climatici nel contesto alpino. In questo quadro di forti impatti e limitate conoscenze, il MUSE, con il gruppo di ricerca della Sezione di Zoologia dei Vertebrati, ha avviato da qualche anno un’intensa attività di studi a scala alpina, portata avanti in collaborazione con le Università di Torino e Pavia, la Fondazione Lombardia per l’Ambiente e la Lipu/BirdLife Italia.

I primi risultati di questo lavoro sono stati presentati al Convegno Uccelli e cambiamenti climatici, tenutosi lo scorso ottobre a Parigi e organizzato da LPO/BirdLife Francia e Muséum National d’Histoire Naturelle nell’ambito degli eventi “satellite” della COP21. In questa sede, è stato mostrato come alcune specie tipiche delle nostre Alpi potrebbero subire forti contrazioni di areale, con potenziali estinzioni a livello locale e un generalizzato declino sulle Alpi italiane.

Le previsioni indicano che specie d’alta quota come la pernice bianca, lo spioncello, il sordone, il fringuello alpino e specie di foreste subalpine come la civetta nana e la civetta capogrosso subiranno forti riduzioni di spazi di presenza nel corso dei prossimi decenni, stimate tra il 24% e il 97% dell’areale attuale da qui al 2050.

Alcuni effetti sono in realtà già evidenti, con la scomparsa delle popolazioni marginali, poste sui gruppi montuosi prealpini più bassi e quindi più “caldi”, e con una generale contrazione di areale ben evidente negli ultimi trent’anni per diverse specie tra quelle particolarmente legate a climi freddi. Fra queste l’esempio più noto è quello della pernice bianca, che negli ultimi anni si è ritirata dalle Prealpi ed è diminuita in numero in alcuni dei contesti alpini più favorevoli.

Alla perdita di ambienti idonei a causa del cambiamento climatico, si aggiunge anche l’aumento dell’isolamento cui le aree idonee residue saranno sottoposte, sempre a causa dei cambiamenti dovuti all’aumento di temperatura e alle modifiche degli habitat a esse associate.

In tutto questo le attività umane (oppure, all’opposto, la loro cessazione) in montagna contribuiranno ad aggravare gli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità alpina. Ad esempio, la contrazione dell’attività di pastorizia in quota sta causando la scomparsa di ambienti aperti, che sono invasi da vegetazione arbustiva e arborea, e progressivamente (ri)colonizzati dal bosco. La realizzazione di nuove piste da sci rappresenta un’altra minaccia. A causa dell’innalzamento delle temperature e della copertura nevosa sempre più scarsa, numerosi impianti localizzati a quote relativamente basse sono stati recentemente abbandonati e i nuovi comprensori sciistici o i nuovi ampliamenti di quelli esistenti vengono realizzati sempre a maggior altitudine. C’è pertanto il rischio che nei prossimi anni le piste da sci contendano all’avifauna alpina le aree poste alle quote più elevate, con un aumento del loro impatto sulla distribuzione di queste specie sempre più circoscritta ai settori sommitali.

La ricerca continua

Il complesso quadro dei cambiamenti in atto richiede molte informazioni. Proprio per questo al MUSE si sta estendendo il gruppo di lavoro ad altre realtà scientifiche e, lavorando in stretta sinergia con le realtà locali, i parchi e quanti si occupano a vario titolo di conservazione della natura. Una fresca novità è l’avvio, in partenariato con l’Università di Pavia e il Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino, di un dottorato di ricerca dedicato proprio a questa tematica. L’idea è di acquisire il maggior numero di informazioni possibili sui cambiamenti climatici e ambientali sull’avifauna alpina d’alta quota per proporre strategie di conservazione efficaci.

Citizen science

Conoscere e condividere è uno degli obiettivi perseguiti dal LIFE T.E.N. coordinato dal Servizio Sviluppo Sostenibile e Aree protette della PAT. Con un apposito WebGis (www.lifeten.tn.it) sono ora consultabili le informazioni su flora e fauna del Trentino.

Inoltre grazie alla piattaforma on-line ornitho.it, dedicata ora non solo all’avifauna ma anche a molti altri gruppi faunistici, chi lo desidera può direttamente contribuire segnando le proprie osservazioni. Per farlo basta iscriversi e poi procedere seguendo le indicazioni.

Mattia Brambilla
Paolo Pedrini

credits:
foto1: Pernice bianca – Photo M. Mendini Arch. Muse
foto2: Civetta capogrosso – Photo M. Mendini Arch. Muse

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